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NIENTE SARA' PIU' COME PRIMA

30/04/2020

 

“Non lasciatevi sfuggire la vita tra le dita

per cercare di vivere

nel passato o nel futuro.

Se vivrete un giorno alla volta,

allora vivrete tutti i giorni della vostra vita.”

                                                                 G.B. Dyson

 

Fin dai primi momenti di questo straordinario (= fuori dall’ordinario) periodo, la frase più utilizzata dalla maggior parte di noi è stata: “Niente sarà più come prima!”. Inizialmente l’accezione era positivamente utopistica, ispirata da un senso di solidale comunanza e da una rinnovata capacità di comunicare guardandoci negli occhi, oltre che dietro uno schermo. Di fatto, però, non ci credevamo fino in fondo, ma ritenevamo che fosse solo questione di tempo e poi sì che tutto sarebbe rientrato nei ranghi: era la fase di shock, di disorientamento e senso di irrealtà, in cui si cercava di attutire l’urto di quanto accadeva intorno a noi, provando a distanziarsene emotivamente. Le settimane però trascorrevano, portando con sé notizie via via più tragiche. Così l’impatto emotivo si è fatto più intenso e incredulità e confusione hanno ceduto il posto ad un variegato caleidoscopio di emozioni: tristezza, paura, ansia, angoscia, colpa, rabbia…

Pur con innegabili alti e bassi, ci siamo ben adattati ad una inusuale clausura, impegnando il nostro tempo a riordinare e spazzare le nostre case insieme ai nostri pensieri. Pareva fosse quello il compito difficile a cui siamo stati chiamati, ma a distanza di un paio di mesi abbiamo iniziato a realizzare che, probabilmente, davvero la realtà che ci attende fuori dalle mura domestiche sarà pesantemente differente da quella lasciata dietro la porta dopo uno “scherzo” del Carnevale. Ci troviamo, pertanto, a fare i conti con la fase più delicata del fronteggiamento: accantonata la vana ricerca di risposte o spiegazioni su quanto accaduto, è di fondamentale importanza domandarci quali siano le risorse personali su cui possiamo fare affidamento e come possiamo metterle al meglio a frutto.

Questa sarà la vera prova in cui ci dovremo cimentare. La quota di stress è, anche ora come sempre, variamente distribuita tra la gente e, sebbene si senta sempre più spesso parlare di disturbo post traumatico da stress, tale evenienza riguarderà -fortunatamente- una limitata parte della popolazione (primi tra tutti, gli operatori sanitari e i sopravvissuti ad un grave attacco del virus). Il modo in cui ciascuno di noi riuscirà ad affrontare e padroneggiare i livelli di distress che in modo altalenante la situazione comporta, può far la differenza e rendere adattivo e portatore di crescita personale l’inevitabile cambiamento.

Per proteggerci da conseguenze negative, il cambiamento che avverrà intorno a noi dovrà appaiarsi ad un cambiamento psicologico, conseguente alla rielaborazione e all’integrazione di nuovi modi di vedere noi stessi e il mondo, ponendoci nuovi obiettivi e nuove priorità. L’obiettivo non sarà più quello di riuscire ad essere resilienti sopportando le difficoltà e mantenendo integra la propria identità, ma di essere disposti alla trasformazione assumendosene la responsabilità, proprio in funzione del fatto che non sarà più come prima.

                                         Dott.ssa Paola Scalco - Docente, psicologa e psicoterapeuta

 

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