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#restiamoacasa ma Informi@moci! - Dott.ssa Paola Scalco

21/04/2020

 

L’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown hanno obbligato la Scuola ad utilizzare in modo massiccio la tecnologia e a sperimentare modalità di insegnamento che fino a pochi mesi fa erano prerogativa di un’esigua parte del personale docente.

Alcuni con maggiore, altri con minore entusiasmo, ma tutti i docenti di ogni ordine e grado si sono ritrovati a fare i conti con la didattica a distanza (DAD) e ciò -quantomeno all’inizio- ha comportato una quota variabile di improvvisazione e di “trasporto” basati certamente sulla buona volontà e il senso del dovere, che però ha rischiato di non far tenere in debita considerazione le questioni legate alla privacy e alla sicurezza. Ma che altro si poteva fare, se le prime indicazioni sulla DAD da parte del Garante per la Protezione dei dati personali sono giunte il 26 marzo, ossia dopo un mese dalla chiusura delle scuole?

Sarebbe potuta essere una buona occasione per mostrare in pratica quelle regole per un uso consapevole e responsabile delle tecnologie che da un po’ di anni cerchiamo di spiegare, da più parti e con variegate iniziative, e instillare nelle menti dei nostri bambini e ragazzi (che saranno pur “nativi digitali”, ma di certo poco “consapevoli digitali”). Ma purtroppo non sempre così è stato, tenendo presente tra l’altro che, esclusi i maturandi, gli utenti delle nostre scuole sono tutti minorenni.

L’impiego frequentemente disinvolto e “spregiudicato” di app di messaggistica e piattaforme non sempre “blindate” da parte delle scuole, unito all’insufficiente attenzione e preparazione di taluni genitori, ha stimolato la creatività di chi invece sa bene come NON farne buon uso.

E, dunque, lo smaterializzarsi delle relazioni che sta caratterizzando il periodo in cui viviamo porta con sé nuove opportunità per praticare vecchie malefatte e veri e propri reati.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha segnalato, ad esempio, un significativo aumento di persone denunciate per adescamento on line di minori, pertanto assume fondamentale importanza prevedere che i contatti tra docenti e bambini/ragazzini avvengano sempre tramite i genitori, evitando di diffondere i loro numeri di cellulare, sebbene in chat predisposte come private; allo stesso modo, con studenti più grandi meglio creare mailing list in cui i vari indirizzi email restino privati. Piccoli accorgimenti, certo, ma che possono contribuire a limitare la diffusione di dati sensibili.

Non potendo agire “in presenza”, pure i bulli escogitano nuovi modi per esprimere il meglio di sé (e ben lo sanno gli insegnanti impegnati nelle lezioni on line), tanto da dover coniare neologismi atti a definirli. È il caso esemplare e planetario dello Zoombombing, un fenomeno crescente che spazia da tentativi di disturbo ad atti di cyberbullismo, a diffusione di materiale pornografico a reati di oltraggio a pubblico ufficiale (perché questo è un docente nell’esercizio delle sue funzioni) durante una videolezione, intromettendosi senza averne titolo.

Non c’è dubbio che una delle tante sfide che ci attendono nei tempi a venire continuerà ad essere l’esigenza di una diffusa alfabetizzazione ad un utilizzo critico, consapevole e responsabile dei nuovi media, a partire dai genitori, così da fornire loro efficaci opportunità di riflessione sulla delicatezza del loro ruolo anche in questo specifico aspetto educativo dei loro figli.

 

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